
Esprimersi attraverso le avanguardie porta con sé sempre un rischio, perché queste, viste come veri e propri esercizi di rottura rispetto alla formalità, non vengono assimilate dalle masse e sono spesso rilegate a fenomeni destinati a pochi. Ogni forma di avanguardia è per sua stessa natura, una piccola evoluzione verso un indefinito, un buco nero nel quale smarrirsi è d’obbligo.
I re 123+ sono bielorussi e con “Magi”, firmano l’album di debutto nel mercato musicale, o meglio imprimono la propria personalità in un universo fatto allucinazioni e riflessione. La proposta sonora della band è talmente avanti che rasenta l’impossibilità di catalogazione; si perché i re 123+ sono protesi ad esprimere veri e propri concetti, rispetto a ciò che può esser definito “forma-canzone”. All’interno della proposta di “Magi” prendono forma: Drone, Post Metal ed un mood che rende la proposta tutta assimilabile alla colonna sonora.
Ispirati da “ L’isola del Giorno Prima” di Umberto Eco, i tre brani presenti, sono manifesti di attesa, un attesa contemplativa (nella sua forma Drone) che lentamente si svela attraverso l’uso di percussioni ossessive, riffs lisergici, arpeggi onirici, sinistri suoni armonici e vocals (il termine vocalizzo è più appropriato) evocative, in tutto simili a canti spirituali. Una attesa che è vera propria epifania e realizzazione. Una attesa che è pre-compimento di novità, la stessa che accompagna il temine di ogni singolo ascolto. Tre brani che sono tre momenti di meditazione pura dove, come le romanzo di Eco, vi è la messa in evidenza di un naufragio di sensi fatto di colorazioni opache.
Non vi sono altre spiegazioni di sorta, che possano render giustizia ad un sound che esige la fatica dell’ascoltatore per trovare forma compiuta, e che proprio per questo potrebbe risuonare tanto fastidioso e paranoico, quanto deciso ed affascinante.
Ancora una volta, il malessere dell’avanguardia ha sprigionato la propria bestia arcana, domarla è necessariamente vano.
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