
Chi ci segue con attenzione avrà notato che da un po’ di tempo a questa parte le relases in campo Gothic/Doom Metal provenienti dalla label russa Solitude Productions (e dalle etichette ad essa affiliate), stanno assumendo un ruolo determinate sotto il punto di vista qualitativo.
A tale affermazione non fanno eccezione gli spagnoli Helevorn, autori di questo piccolo trattato di malinconico Doom dal titolo “Forthcoming Displeasures”, secondo studio album per la band, che segue a cinque anni di distanza il precedente “Fragments”. Prodotto da Jens Bogren, il lavoro in questione è un concentrato di emozionalità, una emozionalità che si muove all’interno di una dialettica di sensazioni ora fosche ora sognanti. Otto brani semplicemente belli, dotati di una musicalità intensa, profonda e matura. Otto brani tra decadenza e romanticismo ove si pongono in primo piano le vocals di Josep Brunet, ottimamente bilanciate nel proprio darsi sia in una oscura e fisica forma growl, sia nella propria essenza di drammatica narrazione sotto aspetto di clean vocals dal profilo Dark. A questo si sommano i riffs plumbei e i deliziosi solos ricchi di enfasi di Samuel Morales e Sandro Vizcaíno, il sostrato di tastiere, pianoforte e semi-orchestrazioni di Enrique Sierra e le ritmiche imperiose del duo Gil/Mainez.
Che si tratti della rabbuiante “Descent” e della più facile ballata “Two Voices Surrounding” i rimandi, sotto il punto di vista della qualità e del trasporto, alle migliori produzioni di Paradise Lost, My Dying Bride e Sentenced non sono assolutamente azzardati o privi di fondamento. Vi basterà ascoltare l’autunno interiore sciorinato dai sette minuti della finale “On Shores (Of a Dying Sea)” per rendervi conto della facilità con la quale gli Helevorn riescono a dipingere scenari drammatico/epici dai contorni romantici ed affascinanti. Vi è poco altro da aggiungere ad uno dei migliori lavori dell’anno in corso. Lasciarsi trasportare è necessariamente lecito.
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