
Ad un anno di distanza dal precedente album “Ea II” tornano i funeral doomsters Ea e lo fanno con un nuovo crepuscolare ed ermetico album intitolato “Au Ellai”.
Quando ebbi modo di recensire il precedente lavoro di questo misterico progetto, elogiai il mood intenso e volutamente chiuso delle strutture sonore della band; sinceramente, immaginavo che il sound avrebbe potuto svilupparsi in maniera differente da quanto accaduto con questo nuovo lavoro. Ma procediamo con ordine, la band come sempre propone una miscela sonora che partendo dal Funeral Doom non esclude corposi accenti Drone ed aperture atmosferiche ove prendono forma cori e barlumi elettronico/orchestrali. Anche il modus operandi compositivo non è mutato, ci troviamo ancora al cospetto di tre soli lunghi brani dal potere evocativo forte che però hanno intrapreso la strada di una ulteriore chiusura. Una chiusura atta a dar sfoggio al concetto di ripetizione, e per questo più vicina al Drone/Doom che al Funeral. Questo ha fatto si che la ripetitività della proposta tutta la faccia da padrone sulle atmosfere ancestrali che lentamente l’album pone in primo piano.
Vada bene l’ispirazione al dio mesopotamico Enki e la volontà di trasportare l’ascoltatore in uno stato di trance, ma sotto il profilo strettamente musicale la band ha fatto un notevole passo indietro. Anche perché bisogna tener conto che quando si parla di Funeral e Drone, si parla di generi d’avanguardia ed essa, non deve mai perdere la capacità di stupire. Gli Ea, mancano una occasione e ci regalano un disco sufficiente, se preso singolarmente, ma mediocre se confrontato ai suoi due predecessori.
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