Che il Doom Metal negli ultimi anni, stia offrendo sotto il punto di vista della qualità, quanto di meglio all’interno della scena Hard & Heavy, non è un mistero. Oggi ospite di Heavy Impact è Patrick Walker, chitarrista, cantante e mente ispiratrice dei 40 Watt Sun, la band che oggi è capace più di ogni altra, di esprimere il concetto di interiorità attraverso sonorità pesanti.
H/I: SalvePatrick e benvenuto. Prima di tutto, come è stato recepito l’album, sia dalla critica che dal pubblico?
Patrick Walker: Sta andando tutto in maniera positiva, o almeno, questo è quello che mi dice l’etichetta.
H/I: C’è un senso e/o un rimando nascosto dietro il moniker 40 Watt sun?
Patrick Walker: No, non vi è nulla di arcano o di nascosto, è semplicemente tratto da un testo dei Marrilion, che sono stati tra le mie bands preferite, quando avevo undici anni.
H/I: Come molti sapranno, i 40 Watt Sun nascono dalle ceneri dei Warning, quali sono le ragioni che hanno portato alla fine degli stessi?
Patrick Walker: Penso di essere cresciuto come musicista, oltre quelli che sono stati i Warning. Pensa che ero nella band da quando avevo sedici anni, oggi ne ho trentatré, perché dovrei essere ancora con quella band? Avevo bisogno di un nuovo progetto con il quale portare avanti le nuove canzoni, che sinceramente, vedevo poco adatte alla produzione dei Warning.
H/I: “The Inside Room” è un album che passa, seguendo le linee stampa, sotto la categoria del Doom Metal, anche se è caratterizzato da melodie forti, che con il genere hanno ben poco a che fare. Credi che tale categoria sia restrittiva, per identificare il vostro sound?
Patrick Walker: Credo che sia certamente riduttivo. Personalmente non vedo i 40 Watt Sun come una band Doom Metal, anche se credo che sia difficile non restare schiavi della “macchina delle categorie”
H/I: I testi delle canzoni hanno tratti molto intimi, sono testi dal taglio personale. Pensi che gli ascoltatori possano ritrovarsi ed identificarsi in essi?
Patrick Walker: Spero, vivamente, che gli ascoltatori riescano a ritrovarsi dentro ciò che scrivo. Anche quando non si riesce a comprendere bene il senso dei testi, vi sono stralci che possono portare all’identificazione. Una delle domande, che in tal senso, mi viene rivolta più spesso è: “quale è la tua fonte di ispirazione?”.
H/I: Parlando sempre di Doom Metal, c’è qualche band che ritieni tra le più valide del panorama?
Patrick Walker: Ormai, ascolto pochissimo quel genere, e non so oggi chi siano gli esponenti più validi. Certo è che John Brenner di Revelation e Against Nature è a tutt’ora, una delle mie maggiori fonti di ispirazione. Penso quindi che le sue bands siano tra le più valide, dal punto di vista della qualità.
H/I: Bene, quindi a questo punto parliamo di influenze. Quali sono le tue “fonti” ed in che modo entrano nel tuo processo compositivo?
Patrick Walker: Ascoltando un po’ di tutto, dal punto di vista musicale, non ho una fonte precisa. Di solito, ascolti una canzone e c’è un passaggio che ti colpisce; può essere una melodia, un fraseggio, diciamo un “gancio”. Di solito i mie brani nascono dalle esperienze vissute: un impeto, un sentimento, a volte quando semplicemente passeggio.
H/I: Ultimamente nel mondo, stanno accadendo tante cose. Da un lato vi sono le catastrofi naturali, dall’altro vi sono popolazioni che sovvertono, o cercano di
sovvertire i regimi da cui sono oppresse. In tale ottica, pensi che lo sguardo di un musicista debba soffermarsi su tali accadimenti o debba riflettere solo ciò che egli sente?
Patrick Walker: Credo che un musicista debba scrivere solo di quello che lui/lei sente necessità di scrivere; qualsiasi cosa sia importante per sé stesso e di cui ritenga poter raccontare al meglio. Io di solito nemmeno guardo le news, e quindi sono la persona meno adatta a descrivere gli accadimenti del pianeta.
H/I: Avete pianificato un tour, e se si, troverà spazio anche qualche data italiana?
Patrick Walker: Sarebbe fantastico, al momento non vi sono date previste li da voi, ma se qualcuno e pronto ad investire sulla nostra proposta, verremmo volentieri.
H/I: Va bene Partick, siamo giunti alla fine, vuoi aggiungere qualcosa a questa intervista?
Patrick Walker: Ho paura di essere stato troppo breve nelle risposte, ma sono , davvero, un uomo di poche parole. Grazie.