
All’alba della nuova studio release (in uscita il prossimo 22 Aprile) , i Forgotten Tomb nella figura di Herr Morbid ci raccontano del nuovo lavoro, della dialettica musica/sussistenza, del Metal italiano e dell’accresciuto nichilismo che permea i testi delle composizioni. Una lunga intervista, piena di spunti di interesse, nonché una anticipazione corposa riguardo alla direzione stilistica del nuovo lavoro "Under Saturn Retrograde".
H/I: Salve e benvenuto su Heavy Impact. La prima cosa che mi interessava sapere era riguardo al nuovo album “Under Saturn Retrograde”, ovvero, che tipo di sonorità dovremmo aspettarci dallo stesso?
HM:Per "Under Saturn Retrograde" ho lavorato parecchio sulla struttura delle canzoni, usando un'impostazione tipicamente "Rock". Ho quindi tenuto la struttura il più essenziale possibile, lavorando invece molto sugli arrangiamenti di ogni singolo strumento. Trovo che i nuovi brani siano più immediati e riconoscibili rispetto al passato, nonchè molto adatti anche alla situazione live. Ho anche modificato un po' l'impostazione delle voci pulite, perfezionando lo stile iniziato con "Negative Megalomania" e provando registri nuovi, a seconda delle esigenze dei pezzi. Credo che stavolta il risultato sia molto più solido che nel precedente album. A livello di registrazione/produzione abbiamo lavorato in modo duro e risoluto in studio insieme al nostro fonico di fiducia Daniele Mandelli, per ottenere il suono adatto a quello che è FT nel 2011. Il mastering poi è stato curato ai Finnvox Studios di Helsinki dallo specialista Mika Jussila, infatti il risultato finale è al livello delle migliori produzioni estere. A livello puramente stilistico, il disco è la rappresentazione di tutta l'esperienza maturata in questi 12 anni; include molti riferimenti al nostro vecchio materiale, così come alle cose più recenti e come sempre inserisce pure qualche nuovo elemento. Se con "Negative Megalomania" avevamo mostrato delle grosse potenzialità, per quanto ancora da affinare, in questo nuovo album abbiamo definitivamente sviluppato le nostre capacità e di conseguenza abbiamo dato il massimo. In definitiva, l'obiettivo principale era mantenere il nostro tipico trademark, senza rinunciare a qualche innovazione e ad un songwriting più moderno e svincolato da facili etichettature, e credo che ci siamo riusciti in pieno. "Under Saturn Retrograde" non stravolge il nostro tipico sound come molti si sarebbero aspettati, ma di certo non è nemmeno un album revival; è un album che guarda al presente e al futuro in primis, come al solito.
H/I: Da “Negative Megalomania” a questo nuovo lavoro vi è stato un tempo di gestazione abbastanza lungo, nel quale è arrivato anche il nuovo deal con Agonia Records. Potresti riassumermi brevemente questo lasso temporale?
HM: In realtà sono stati anni abbastanza impegnativi. "Negative Megalomania" è uscito nel Gennaio 2007 e abbiamo passato tutto l'anno a fare concerti in Europa. Inoltre nel
2007 ho ristampato anche il demo "Obscura Arcana Mortis" su CD tramite Eerie Art Records. Nel 2008 ci siamo presi una sorta di pausa per riordinare le idee e per lavorare su alcuni side-projects, oltre a qualche sporadica apparizione live. Nel 2009 mi sono dovuto occupare di alcune questioni burocratiche dopodiché ho iniziato la composizione vera e propria dei nuovi brani. Nel frattempo abbiamo registrato "Vol.5: 1999/2009" e ricominciato a suonare dal vivo. Nel 2010 ho lavorato sulla release di "Vol 5", che ha occupato parecchio tempo, ed abbiamo anche suonato 13 o 14 date in giro per l'Europa come promozione all'album. Nel frattempo ho completato la stesura del nuovo materiale e l'ho provato con la band. Abbiamo poi iniziato le registrazioni di "Under Saturn Retrograde", completate agli inizi del 2011. In mezzo a tutto questo, se consideri che tutti i membri della band hanno lavori, famiglie e via dicendo, il tempo ci è volato via fin troppo alla svelta. Comunque ora funzioniamo a pieno regime e di certo per il prossimo disco, salvo problemi non dipendenti dalla nostra volontà, impiegheremo decisamente meno tempo. Riguardo al cambio di label, con questo album siamo passati alla label polacca Agonia Records. Nel corso degli ultimi anni abbiamo ricevuto proposte di contratto da etichette anche più grandi, come Osmose e Candlelight, ma nessuna di loro offriva condizioni adeguate alla nostra band. Trovo sia stupido quello che han fatto molte band del nostro ambiente, firmando contratti con grosse etichette per poi finire a fare i gruppi "materasso". Noi abbiamo preferito firmare per una label di media grandezza, ma che è in crescita costante ed esponenziale. Soprattutto, avevamo bisogno di qualcuno che, anche economicamente, avesse le possibilità di supportare al 100% la band, specialmente a livello promozionale. Per ora Agonia sta facendo un lavoro eccellente e la comunicazione è rapida e molto buona, cosa fondamentale per ottenere i migliori risultati nel minor tempo possibile.
H/I: Per quanto riguarda i testi, vi sono argomentazioni focali su cui essi prendono forma o sono nati in base alla temporalità ed ai momenti scanditi dalla stessa?
HM: I testi di ogni disco di FT nascono in base all'ispirazione del momento e/o del periodo in cui è stato composto, così come delle eventuali esperienze vissute in quel lasso di tempo. Per questo vanno presi nel contesto temporale e storico. Robe di 10 anni fa per esempio non possono essere considerate rappresentative di adesso. Diciamo che per fare una grande divisione si potrebbe suddividere il materiale in pre-"Negative Megalomania" e post-"Negative Megalomania". La costante dei testi e dei concetti espressi da FT però è sempre stata la glorificazione della negatività e di tutto ciò che è favorevole all'annientamento dell'essere umano, senza eccezioni. Questi concetti ovviamente sono stati espressi in modi diversi nell'arco degli anni; nei primi anni il motore dei testi era l'auto-distruzione e la depressione, mentre nel materiale più recente è l'odio indiscriminato per l'umanità, per il benessere e per ogni forma di pietà e misericordia. I testi di "Under Saturn Retrograde" seguono la linea tracciata da "Negative Megalomania", schiacciando ulteriormente sul pedale del nichilismo e della propaganda negativa. Da un lato ci sono alcune riflessioni personali sulla miseria dell'esistenza e dall'altro c'è puro odio per la gente e per la società. Fondamentalmente comunque il significato del titolo equivale a "essere nati sotto una cattiva stella". Ci sono significati astrologici dietro al titolo del disco, anche se non credo nell'astrologia così come non credo in nulla; semplicemente ho preso in prestito delle nozioni che ben rappresentavano un determinato stato mentale.
H/I: È innegabile che negli ultimi anni il Doom Metal stia attraversando un periodo molto fecondo, non tanto dal punto di vista del pubblico, quanto da quello qualitativo. In tale ottica, come si sistemano i Forgotten Tomb?
HM: Mah in realtà noi non ci sentiamo una band Doom Metal, così come non siamo una band Black Metal. Inoltre essendo in costante evoluzione, sarebbe molto difficile e sconveniente cercare di etichettare il sound della band. Al momento mi piace definirci "Nihilistic Black Rock Unlimited". D'altronde tante grandi band erano difficili da etichettare. Guarda per esempio i Paradise Lost: con "Gothic" hanno creato il Gothic Metal, ma con "Draconian Times"? E con "Symbol Of Life"? Che stile erano quei dischi? Uno può chiamarli come vuole ma rimangono sempre dei grandi dischi, oltre che difficilmente catalogabili. Noi abbiamo il vantaggio di poterci inserire in contesti molto ampi, seppur nella sfera del Metal estremo, dato che nel nostro sound incorporiamo un sacco di influenze e suggestioni diverse. Tant'è vero che nel corso degli anni siamo stati headliners di festival di puro Doom, puro Black e altri ancora di Metal estremo in genere, dimostrando di avere una proposta versatile e sempre fresca, oltre a piacere a molte fasce di pubblico diverse. Ormai a tanti nostri concerti confluiscono Black metallers, Doomsters, amanti dello Sludge/Stoner, Punk... Tutti uniti sotto la bandiera del nichilismo illimitato.
H/I: Quanto coraggio, ci vuole oggi, nel seguire la propria visione artistica rispetto ai populistici luoghi comuni e a quelli dettati dalle classi dirigenti che mortificano l’arte e le sue manifestazioni?
HM: Ce ne vuole molto, specialmente se si pensa che è molto difficile vivere solo di musica. Innanzitutto quando si inizia una band adesso bisognerebbe decidere subito se suonare per divertimento o se voler perseguire una carriera professionale ed eventualmente trasformare la musica in un lavoro. Infatti se si vuole promozionare la band a dovere e cercare di farsi conoscere il più possibile, bisogna innanzitutto avvicinarsi quanto più alla mentalità di una casa discografica o di un business-man in genere. E a quel punto, che si guadagni o meno, la mole di lavoro di cui occuparsi comincia a crescere e diventare sempre più grande, specialmente se ci si occupa personalmente dei vari aspetti legati alla band (scelta spesso obbligata, anche per questioni economiche). Fai conto che attualmente, nei periodi di piena attività, io lavoro sulle cose della band circa 5-6 ore al giorno, a volte anche di più se devo finire lavori grafici, compilare spartiti/documenti, rispondere a interviste e via dicendo. E ora per fortuna anche il nostro bassista Algol si occupa di alcuni aspetti del gruppo e di gestire alcuni contatti, altrimenti per me sarebbe davvero dura! Se pensi che ormai è pressochè obbligatorio avere MySpace, Facebook, un sito internet ufficiale, mailing-lists e via dicendo, la mole di lavoro giornaliera di una band diventa ingestibile. Per non parlare di tutti quei gruppi che hanno anche Twitter, Reverbnation e mille altri social-networks! Poi ci sono tante altre cose di cui occuparsi, spesso robe burocratiche noiosissime e complicate, tipo la SIAE, gli editori, i contratti con le case discografiche, avvocati e via dicendo... A volte ti giuro che ti viene voglia di mandare tutto quanto affanculo, specialmente quando ti sembra più di essere un impiegato che un musicista! Alla fine però la passione è più forte di tutto, perlomeno per me. Spero personalmente di riuscire ad arrivare un giorno (possibilimente non troppo lontano) a potermi occupare solo di comporre e suonare musica.
H/I: Riesaminando oggi i vostri lavori passati, quale ritieni sia il più rappresentativo per la band?
HM: Ogni lavoro è rappresentativo del periodo in cui è stato composto, quindi il nuovo "Under Saturn Retrograde" è indubbiamente il più rappresentativo di quello che è la band oggigiorno. Per molti il nostro classico è "Songs To Leave", ma al di là dell'importanza storica che ha l'album e dell'influenza che avuto su un'intera scena, se pensassimo che il nostro zenith fosse il primo disco non staremmo certo qui a suonare ancora! Poi si sa, anche ogni ascoltatore ha i propri gusti e il proprio album preferito. Vedremo cosa ne penseranno di questo nuovo disco, quel che è certo è che il nuovo album spacca il culo!
H/I: La vecchia questione Italia/Metal, vi sono oggi i presupposti per far si che tale dialettica si risolvi in favore del genere o restiamo sempre il fanalino di coda di una tendenza che ci vede ricchi all’estero ma poveri in patria?
HM: Purtroppo nell'arco della nostra carriera abbiamo dovuto anche noi scontare la solita pena: provenire dall'Italia. E' un peccato vedere come tante grandissime band italiane non abbiano raggiunto la popolarità dei colleghi esteri, solo per il fatto di provenire da un ambiente sfavorevole al Metal come l'Italia: Death SS, Mortuary Drape, Necromass, Necrodeath, Bulldozer e tante altre delle "vecchie" band avrebbero meritato molto, ma molto di più internazionalmente. Noi, considerando anche il genere, abbiamo già fatto un piccolo miracolo, dato che spesso siamo headliner o co-headliner in grossi festival esteri insieme a band storiche e comunque godiamo di ottima fama a livello internazionale. Di sicuro però non ci ha regalato niente nessuno, quindi dico senza falsa modestia che ce lo siamo meritati. E' altresì vero che se fossimo stati scandinavi o americani a quest'ora saremmo molto più famosi. E' comunque anche vero che guadagnarsi il rispetto in Italia è sempre molto più dura che all'estero. Quando noi eravamo già piuttosto affermati all'estero, in Italia ci tiravano ancora tutti merda addosso. Per fortuna poi le cose sono decisamente migliorate e ora abbiamo tanti estimatori anche qui, tant'è vero che al momento l'Italia è uno dei nostri mercati migliori. A livello di live invece è ancora molto carente, sia a causa del pubblico che si muove poco per andare ai concerti, sia a causa di organizzatori, locali e tecnici del suono che definire dilettanti è un complimento. Un'altra cosa bizzarra dell'Italia è che tante band, anche "storiche", si accontentano di fare le rockstar in Italia mentre all'estero non li conosce praticamente nessuno! Tant'è vero che il 90% delle persone che abbiamo incontrato all'estero in tutti questi anni ci hanno detto che FT è l'unica band di Metal estremo italiana che conoscono! Il provincialismo italiano è un male da estirpare. Tutti giocano a fare le rockstar col vicino di casa, ma al di fuori del loro giardino sono dei perfetti Signor Nessuno... Per molti ci vorrebbe meno boria e molto più lavoro, soprattutto prima di poter parlare male delle band come la nostra...
H/I:State già mettendo su carta un tour o è ancora presto per parlarne?
HM: Mah sicuramente faremo il possibile per effettuare il maggior numero di date live, sia singole che in eventuali tours. Già l'anno scorso abbiamo suonato 13 o 14 date in tutta Europa e ora stiamo ricominciando a fissare concerti in altri posti in cui non siamo ancora stati. Ovviamente poi si spera che con l'uscita del disco nuovo l'interesse attorno alla band si accresca ulteriormente e ci sia la possibilità di fare qualcosa di valido. Se consideri tutte le date che abbiamo fatto in questi ultimi anni, senza neanche un disco nuovo da promozionare, sono abbastanza fiducioso per il futuro grazie all'uscita del nuovo "Under Saturn Retrograde", visto anche il valore qualitativo dell'album.
H/I: Vuoi aggiungere qualcosa che non è emerso nel corso di questa intervista?
HM: Sì: chi non compra (e sottolineo Compra) il nostro nuovo disco non ha capito un cazzo nè della musica nè della vita! E con questo chiudo. Amen.