Oggi abbiamo l'opportunità di avere con noi il duo più promettente degli ultimi anni, loro sono Heinali and Matt Finney e all'indomani dell' uscita del loro ultimo album “Ain't No Night” ci parlano del loro difficile rapporto con il mondo e con il modello di vita odierno. Scavando a fondo in quello che è un lavoro che trasuda disagio e senso di inadeguatezza da ogni singolo secondo, con una vena quasi di romanticismo ottocentesco dando l' impressione che musica e testi diventino due nerborute mani che ti stringono alla gola senza lasciarti possibilità di respiro.
H/I - Salve, benvenuti su Heavy Impact. Il progetto Heainali and Matt Finney ha qualcosa di inusuale: un membro è americano (Matt Finney) e l'altro ucraino (Heinali). Vorreste spiegarci come è partita questa collaborazione? Come vi siete incontrati?
Heinali - Ci siamo conosciuti al raduno annuale per stalker di personaggi famosi. Io ero quello di Emma Watson e Matt quello di Emma Stone. Il fatto che fossimo stalker di due persone con lo stesso nome ci fece capire subito che avevamo qualcosa in comune, dopo la seconda bottiglia di whisky decidemmo di metter su un duo che suonasse Doomgaze con testi parlati a mo' di poesia.
H/I - Come possono due membri della stessa band, che vivono in due posti così lontani, produrre musica? Ci spieghereste come fate a creare le vostre canzoni?
Heinali - Internet. Le difficoltà ci sono, ma in generale è abbastanza facile. Siamo in grado di mandarci a vicenda il materiale su cui lavorare e ne discutiamo, quando è necessario.
H/I - La vostra musica non si presta a tutti i tipi di ascoltatori, diciamo che in un certo senso richiede un po' di “esperienza” affinchè possa essere compresa a fondo. Che riscontro state avendo in termini di vendite? Cosa ne pensa il pubblico?
Heinali - No, fondamentalmente non riceviamo soldi. Ma pensiamo che quello che facciamo sia giusto ed è abbastanza importante fare cose giuste nella tua vita. Non fraintendermi, non sto dicendo che sono in grado di stabilire ciò che è giusto e ciò che non lo è. Assolutamente.
Per quanto riguarda il riscontro del pubblico, sì, stiamo registrando consensi ed è soddisfacente sapere che la tua musica e le tue parole hanno aiutato qualcuno. La musica stabilisce quel legame a cui miriamo. Accade quando attraversi cose orribili e ti senti dannatamente solo, perchè senti che non riesci a parlare con nessuno di queste cose, e che nessuno ti capirebbe mai. Tranne in qualche rara occasione, e questa è una cosa che senti dentro. Poi, incappi in una traccia, la ascolti e senti che qualcun' altro ha vissuto la stessa merda che stai vivendo tu. E questo ti fa sentire un pelo meno solo. Ed è una cosa fantastica. Un pelo talvolta può far la differenza, qualche volta. Ok, solo qualche volta.
H/I - La vostra è una musica basata principalmente sulla parola, sembra che essa venga addirittura costruita intorno ai testi. Perché scegliere di recitare piuttosto che cantare? Credete che in questo modo assumano un significato più forte? In relazione al tipo di musica che suonate, ovviamente
Heinali - È solo un esperimento. Entrambi pensammo che sarebbe stato interessante farlo così perché, in quanto medium, differisce abbastanza dal cantato e produce un effetto diverso sull' ascoltatore. Può far accendere qualcosa di grande ed interessante oppure anche tramutarsi in una colossale mediocre stupidaggine. Per quanto riguarda la nostra musica, non saprei dirti, può valere tanto la prima ipotesi quanto la seconda.
H/I - Cosa sono per voi le parole?
Heinali - Qualcosa di cui aver paura.
H/I - Versi come “ i can’t remember when god was anything more than a weapon.” o “ teach them how to burn flags.”. Mostrano una forte critica alla società e alle persone in generale, come una sorta di sfiducia nel genere umano e in ciò che fa. È vero?
Matt - È vero. Non sono una persona molto fiduciosa. Non vedo l'immediata bontà nelle persone ed ogni giorno ho un nuovo motivo per ricredermi. Non sto dicendo che non ci sono persone buone là fuori, ma se sei abbastanza fortunato da avere nella tua vita allora tienitele strette. esse sono tutto.
H/I - Dalla musica e dai testi emerge anche un forte senso di disagio, da cosa è dovuto?
Heinali - La mancanza di significato dell' esistenza, l' inutilità di ogni cosa, l' impossibilità di esser capito e il bisogno di venir capito, l' impossibilità di esser amato e il bisogno di esser amati, l' ineluttabilità della mancanza e della sofferenza, la solitudine e l' isolamento, la paura.
H/I - La vostra musica è un enorme calderone dove ribollono molti generi differenti, dal post-rock fino al noise. Quali sono le band simbolo per voi?
Heinali - Tutto sommato è quasi ovvio, si possono chiaramente dedurre ascoltandoci: The Angelic Process, My Bloody Valentine, Nadja, Nine Inch Nails, Jesu, Merzbow, John Dowland.
H/I - Avete un tour in programma? Magari con qualche tappa anche in Italia?
Heinali - Sfortunatamente non siamo in grado di poter fare un tour adesso, non abbiamo i soldi necessari. È più facile quando si vive nella stessa città, ma è tutta un' altra cosa quando si è in continenti diversi. Mi piacerebbe visitare l' Italia nonostante ciò. Ci sono un sacco di cose che significano molto per me, adoro gli artisti rinascimentali e quelli fino al 1800, e amo l' antica Roma. Ed il tempo lì è magnifico e fa caldo.
H/I - Vorreste aggiungere altro che pensate sia rilevante e che magari non abbiamo affrontato in quest' intervista?
Entrambi - Non smettete tentare nella vostra vita e siate buoni con il prossimo.
H/I - Grazie mille per il vostro tempo e per la vostra pazienza. Vi auguriamo buona fortuna.
Entrambi - Grazie a te Andrea