È sempre un piacere immenso recarmi in trasferta nella capitale. Dopo un mese passato a sgobbare sui libri (e dopo svariati concerti mancati), quale conclusione migliore potevo aspettarmi, se non quella di trascorrere una giornata in una cornice di divertimento e buona musica? Con il mio baldo collega Marco Mignola e il nostro salvatore Corrado “Headbanger”, l’impresa ha inizio. Roma è vicina. Quella sera le nostre orecchie sono state deliziate da quattro gruppi capitolini, riuniti insieme per festeggiare il ventennale degli Stormlord. I nomi presenti sono davvero allettanti. Sarà per questo che, giunti alle porte del locale, notiamo con piacere una discreta presenza, diciamo pure rilevante, considerata l’ora. Ritorno con la mente alla magnifica serata, passata un paio di mesi prima, che vedeva nello stesso locale i thrashers Death Angel e ripenso alla relativamente scarsa affluenza. Mi viene da sorridere. Probabilmente, quando si tratta di sostenere i suoi musicisti, Roma non si tira indietro e non delude. La cosa, tutto sommato, si rivela una piacevole sorpresa.
Come annunciato dall’organizzazione, i cancelli aprono alle 19:00 precise e, più o meno dopo un’ora, salgono sul palco gli Airlines of Terror. Sono entusiasta e, come me, anche il pubblico, già consistente e sveglio, reattivo ai divertenti incitamenti di un Demian Cristiani in splendida forma che non manca di ringraziare noi irriducibili, posizionati sotto al palco dall’apertura delle danze. Quanto avevo apprezzato
il loro graffiante “Blood Line Express”! Non vedevo l’ora di gustare le sferzate di Giuseppe Orlando (Novembre) alla batteria e le prodezze di Flavio Gianello (Lahmia) alla chitarra. Le aspettative non sono state deluse. Unico appunto: il settaggio. Le prime note si sono alzate assordanti dalle casse e la voce è rimasta troppo coperta dai volumi delle chitarre e della batteria. L’esecuzione dei pezzi è comunque notevole e il meglio viene con “Disorient Express” e “Premiata Macelleria Cristiani” che sfoggia un irriverente testo, scritto in italiano, dedicato (parole di Demian) “ai cari vicini”. L’esibizione termina con “Once Upon a Time in Nagasaki”. Il pubblico partecipa con foga e su entusiastici cori, i nostri lasciano il palco.
Ed eccoci alla grande sorpresa della serata! Un’esibizione al vetriolo quella dei Rosae Crucis, che mi ha lasciata senza parole! “Acciaio Puro”, come recita la loro pagina web. Tra il pubblico si aggirano i componenti, sfoggiando delle inquietanti tuniche e già
assoporo quello che sarà l’effetto scenico. Il pubblico è gasato ed accoglie con calore l’heavy dal retrogusto power/epic che i pittoreschi musicisti romani propongono. L’audio è migliorato e godiamo di una performance ad alto livello. “Justice of Roma”, la prima traccia del loro pargolo “Worms of the Earth”, è coinvolgente. Belle le distorsioni e la voce potente di Giuseppe Cialone. Il Black Out si riempie delle voci dei presenti: “Fight fight for Rome old lady of war, fight for the empire or die by thy sword...”. Altre volte, nel corso della serata, il locale si unirà in un unico, travolgente coro. “Fede, Potere, Vendetta” è la title-track dell’omonimo album e live è un vero delirio. Come degli oscuri sacerdoti, i nostri dirigono gli astanti e la folla di inebriati adepti si scatena (me compresa), sulle note della celeberrima “Ballo in Fa# Minore”, opera rivisitata del capolavoro, frutto del genio inarrestabile del menestrello milanese Angelo Branduardi. Un'altra bella trovata scenica è la presenza immobile, per tutta la durata del pezzo, di una figura con una minacciosa maschera raffigurante un teschio.
Ho bisogno di una birra. Solo qualche divertita parola con i miei cavalieri e dell’aria fresca, prima di ripartire con i devastanti Hour of Penance. I miei “accompagnatori” diventano particolarmente impazienti, ma l’esibizione parte un po’ sofferta. Il gruppo incontra non pochi problemi di natura tecnica e subito mi vengono in mente le recenti vicissitudini della band, tra cambi di line-up, defezioni e sostituzioni. Al microfono di una delle performance più attese della serata c’è Paolo Pieri (Aborym) e, nuovo del quartetto brutal/death, è anche il batterista, Simone Piras. L’audio rimane il flagello della loro scaletta e non riusciamo a godere appieno della furia che, nonostante le difficoltà, si fa
padrona dei corpi degli spettatori. Al centro del locale, ormai gremito di magliette nere e fluenti chiome variopinte (e qualche strano personaggio cyberpunk che aveva incatuamente oltrepassato il territorio, attirando gli “incuriositi” sguardi dei presenti) si apre una voragine. Il pogo sfrenato parte non appena le note di “Paradogma” si liberano nella sala. Anche con “Dinasty of Worms” e “Absence of Truth” la devastazione è totale. L’occhio si perde tra headbanging sfrenati e stage diving. Uno spettacolo. La prova alla batteria di Piras è ampiamente superata, il pubblico è soddisfatto ed appagato e, dopo un po’ di incertezza iniziale, vuoi per gli inconvenienti, vuoi per l’emozione, gli Hour of Penance si caricano di sicurezza e si fanno portatori di un nefasto delirio, sicuramente rincuorati ed incitati dall’incredibile entusiasmo della folla. “Misconception” chiude la loro tracklist, ma l’animo dei presenti è ormai fuori controllo, l’atmosfera è perfetta, nessuno vuole che la musica finisca ed è l’impazienza generale la padrona assoluta dei cuori di tutti. Siamo pronti.
Sul palco salgono gli Stormlord.
Una marcia di morte dal carattere epico (ma è la colonna sonora di Dune!!, n.d.r.), sposta immediatamente l’attenzione sul palco. Con incedere elegante, una splendida Cristina Lecce in candide vesti di sacerdotessa del Tempio, muove i suoi passi. Lo sguardo è fisso, serio, mentre alza un pesate scudo, lo scudo della Pallade Atena, raffigurante l’agghiacciante testa della gorgone Medusa e, fatta eccezione per dei (meritatissimi) apprezzamenti alla bionda vestale, tutti rimangono pietrificati, appunto, per un lungo attimo. L’incanto finisce non appena l’orgoglio romano prende posizione. Acclamati con grande foga, fanno il loro ingresso gli Stormlord, presentati dalla voce, visibilmente emozionata, del bassista Francesco Bucci. Dietro le quinte, dirige i suoni il fonico d’eccezione Giuseppe Orlando. Negli schermi, si susseguono le immagini dei loro album che li hanno confermati, dal lontano 1991, tra le metal band di più successo in Italia, col loro black condito di melodic e spruzzi di power qua e là. “Neon Karma” è una figlia dell’ultimo, notevole lavoro, “Mare Nostrum” ma è con “I am Legend”, tratta dall’epico “At the Gates of Utopia” che mi sento a casa. Una potentissima batteria e delle belle tastiere che però non sono riuscita ad assaporare live. Riuscivo a
percepirle vagamente solo spostandomi sotto le casse posizionate accanto al giovane musicista (davvero il trionfo della stereofonia), nuova entrata della band. Ed è il momento di fare quattro chiacchiere. Bucci si avvicina al microfono e annuncia un nuovo disco di cui presenteranno due brani inediti. Il primo, “Onward to Rome” (ma che bello questo senso patriottico stasera!!) e il secondo, ancora senza nome. Entrambi promettono grandi cose; credo che tutti i presenti ora non aspettino che il nuovo album. Con “Legacy of the Snake” ecco apparire, in splendidi abiti indiani, la brava quanto bella Elisabetta Marchetti, guest vocalist dell’ultimo album. Ed è con il retrogusto simphonic di “Mare Nostrum” che il rapimento è totale. La massa informe del pubblico è ormai succube del potere di Cristiano Borchi che ordina il grido ancestrale: “Carthago delenda est!!!”. E noi siamo qui per servire. Le sorprese non finiscono, specialmente per le nostre orecchie. Alle due già presenti sul palco, viene aggiunta una terza chitarra, imbracciata da Pierangelo Giglioni, per suonare un pezzo che “se siete qui, non potete non conoscere” afferma Bucci sogghignando. Ed ha pienamente ragione. “Creeping Death” fa sempre un certo effetto! Ah, quei Metallica! Le chicche finali sono la datata (ma bellissima) “Where My Spirit Forever Shall Be” e l’autocelebrativa “Stormlord”.
Lunghissimi applausi e grida concitate di gioia. La serata è stata eccezionale. Lancio solo un rapido sguardo ai miei amici, non provo nemmeno a dire qualcosa, le facce soddisfatte parlano da sole. Ottengo, nella confusione, una foto accanto al mitico Giuseppe Orlando (ancora non ci credo) e, anche se avrei tanto voluto stringere le mani a tutti, lascio il locale ma, almeno, con un largo sorriso. Ci sono stati problemi tecnici (dimenticavo l’evidentemente “disperato” martelletto della batteria che, sfiancato, decide di staccarsi nel meglio della performance; un divertente contrattempo) ma il calore che Roma ha dimostrato li rende di così poco conto che non vale la pena sottolinearli ulteriormente.
Grandi band ma soprattutto grandi amici, riunitisi per festeggiare non solo gli Stormlord ma anche la voglia incessante di infiammare gli animi con la buona musica. E allora…Buon Compleanno!