
Tra i capostipiti, in un certo senso, del filone relativamente giovane del Melodic Death-Metal, possiamo sicuramente annoverare I teutonici Abrogation, giunti al loro quinto full-length, dopo una permanenza quindicinale sulla scena. E’ un album questo “Tief, Schwarz, Blutig, Rot” che in un certo qual modo risente del peso della storia e dell’antichità (in senso lato) del gruppo; un album questo, che presenta ancora un approccio decisamente vecchio stile, fatto di linee vocali non ancora in stile growl, di drumming dal passo pesante e corposo, di riffing e di scale che ammiccano da lontano al Thrash ed al primissimo Death degli anni ’80.
Tutto ciò fa percepire, oltre ad una tecnica tutt’altro che disprezzabile, un insieme di elementi, ben amalgamati e figli di quell’approccio semplice e senza fronzoli che tanto farà contenti gli intransigenti fan di vecchissima data; però c’è anche da dire che si sente tremendamente la mancanza di quell’elemento in più, quel bonus, ovvero l’elemento caratteristico che imprime il marchio di fabbrica univoco della band, una pecca non da poco questa in una scena come quella melodic-death che ormai s’è sviluppata in maniera tentacolare nel corso dell’ultimo decennio, pecca che rischia d’essere causa di una sbagliata etichettatura del disco, che sarà relegato dagli ascoltatori non ancora di vecchia data come “scontato”.
Peccato perché l’album davvero scontato non è, nei limiti propone anche soluzioni interessanti e non del tutto abusate: ne sono un chiaro esempio i raffinati intramezzi melodic della bellissima “Tief, Schwarz, Blütig, Rot”, o anche le sublimi punteggiature di chitarra acustica presenti per quasi tutta la traccia 8 “Das Nordmannische Heer”. Il maestoso mid-tempo di “Eiswind” (che pare quasi ricordare una marcia), o anche, per finire, la spasmodica compattezza sonora di “Tauge Nichts”, traccia a tinte forti e adrenalinica che susciterà apprezzamento anche nel più intransigente dei fan Old-School.
Come già accennato è pregevole anche il tasso tecnico dell’album (sono veramente rare le band più giovani paragonabili da questo punto di vista), interessanti le scale, il riffing, le sessioni metriche ed il drumming inspirati, che non scadono quasi mai nella banalità assoluta (a parte, forse, in “Abgrund”); un po’ meno le linee vocali, che talvolta riescono e talvolta sono prive di mordente, e che spesso sembrano mancare di quel tono cupo quando serve, eccezion fatta per: “Bei Nacht” e “vom Ende der Welt”.
A conti fatti, il lavoro di questo 2011 dei tedeschi Abrogation, non è assolutamente da buttar via, costituisce un buon punto di arrivo, che deve però essere interpretato dalla band come un ancor più interessante punto di partenza, per osare un poco di più e marchiare definitivamente la loro impronta nella dura roccia della storia del Death-Metal. E lo possono fare benissimo, senza snaturarsi o cercare ad ogni costo la “moderno –filia” forzata, perché i numeri hanno dimostrato di averli.