
Nati nel lontano 1999, gli islandesi Curse danno alle stampe il proprio terzo studio album, intitolato “Void Above, Abyss Below”. La miscela sonora della band è praticamente rimasta immutata dagli esordi ad oggi e si articola entro un Black Metal essenziale ed energico, fortemente influenzato dal Thrash dei primi Sodom e dalle ultime produzioni Darkthrone. Chi è abituato a leggere tra le righe avrà già capito che ci si trova di fronte al classico album avaro di una vera e propria personalità.
Nonostante ciò, il lavoro è realizzato bene e le nove tracce incluse, pur con i limiti referenziali propri, non annoiano minimamente il potenziale ascoltatore. Questo perché gli stessi brani, tendono a strizzare l’occhio ad una immediatezza e ad una “facilità” lineare che si esplica attraverso due modalità ben definite. La prima, ovvero, quella del mid tempo fosco ed anthemico; la seconda che si fa strada attraverso up tempos (mai blast beat frenetici) di pura matrice Thrash arcaica.
Naturalmente è fin troppo facile vedere in brani come: “Desecrating the Divine Trinity”, “Infernal Visions” e “Hour of the Skull”, gli spettri di Venom e compagnia. Ma come è risaputo, ogni album di genere (nel senso delle chiusure stilistiche) ha questo vizio di fondo.
Fosse uscito venti anni fa, sarebbe stato un culto, oggi invece, “Void Above, Abyss Below” è un lavoro sopra la sufficienza ma avaro di pretese reali. Per nostalgici.