
Si chiamano Harm sono norvegesi e con questo “Demonic Alliance” danno alle luce il secondo studio album, che segue a ben cinque anni di distanza il predecessore “Devil”. Quello proposto dalla band è un cruento e privo di compromesso alcuno, Thrash Metal old style legato alla corrente europea del genere, ed in particolare ai vari Sodom, Kreator, Destruction.
A questo punto molti avranno smesso di leggere pensando all’ennesima band clone, e invece non è affatto così, perché gli Harm hanno le idee chiarissime, e vi spiego anche il perché. La band nonostante il proprio essere legata indissolubilmente alle chiusure stilistiche del genere si mantiene in queste ma con una freschezza nel songwriting che rende il tutto particolarmente appetibile. E quando l’album inizia a fare il suo corso, l’opener “The Line in Between” si abbatte sulla testa del potenziale ascoltatore cosi come una mannaia calata dal più freddo e spietato dei boia. L’album prosegue con “Demon” e “Eradication of the Individual”, due piccoli trattati di cruenta “carnalità”, in particolare la seconda, dotata di accelerazioni taglienti.
“Svartsynt” è un brano, dapprima dalle strutture maggiormente ragionate, per poi rivelarsi l’ennesimo colpo diretto e veloce, che mi ha ricordato non poco i primissimi lavori degli Exodus. E si giunge così a “Demonic Alliance” dove prendono forma rimandi (non scopiazzature) a “Hell Awaits” (la song). Questa è solo una piccola preparazione all’episodio più violento e brutale dell’album, ovvero quella “New Brutal Vitality” che si candida anche ad essere, nel suo piccolo, un must. I restanti tre brani, ovvero: “Random Numbers”, “Bleeding Rust” e “Fuck the Fame”, non fanno scendere la tensione che anima il disco, ma nemmeno la portano al disopra della soglia di eccellenza già raggiunta. Due parole vanno però spese per la conclusiva e già citata “Fuck The Fame”, piccolo brano manifesto che incarna alla perfezione la natura delle scelte della band.
In fine, due parole, oltre che per la prestazione della band tutta, vanno spese per la performance vocale di Steffan Schulze (impegnato anche al basso), a cavallo tra il miglior Tom Angelripper ed il Mille Petrozza più caustico.
Un lavoro che non sfigura a fatto se messo a paragone con i capolavori del genere tutto. Certo, sono passati anni ed il genere, nel suo piccolo, ha sperimentato ed è andato avanti. Ma ciò non toglie smacco a “Demonic Alliance”, che con tutta probabilità è tra i lavori migliori dell’anno nell’ambito “Die Hard Thrash”.