
Dediti ad un thrash primordiale, gli H.O.S., hanno sicuramente guadagnato con questo loro primo full- length consensi positivi , ma non bisogna pensare ad esso, come ad un album ai limiti della rivelazione, o dell’innovazione tecnico musicale. “ The beginning ” è semplicemente un album mosso dall’amore per il thrash old school. Non è difficile a questo punto, immaginare da una copertina già eloquente, nessi con la scena bay area californiana. Infatti il nostro quartetto veneto, dà ragione in parte a tutto ciò, non soltanto da un punto di vista musicale, ma anche per quel che risalta dai testi, improntati x la maggior parte sui disagi della società, in particolare quelli giovanili.
Quanto premesso riguarda soltanto un piccolo aspetto della loro ispirazione, in quanto il vero mentore della band, è la scena teutonica, Kreator in primis, richiamando alla memoria dell’ascoltatore quelli che furono i tempi di Endless Pain.
L’album apre con un intro che a primo acchito sembra celare qualcosa di ben lontano da ciò che si è detto poc’anzi. la maestria di questi ragazzi è racchiusa proprio nello scovare nota per nota la giusta sequenza per cambiare completamente argomento, e i nostri ci riescono con non pochi rischi, in quanto una variazione repentina, sia di battute che di accordi maggiori e minori, crea non pochi turbamenti iniziali. Eppure l’intenzione successiva dà ragione in toto al brusco impatto, rendendo un lavoro tanto semplice quanto interessante.
Prima di continuare ad elogiare l’album da un punto di vista ritmico e compositivo, bisogna però sottolineare una pecca, che non distrugge l’intera struttura musicale, soltanto per le solide fondamenta su cui è costruita, ma che di certo invalida e non di poco una parte del risultato finale. Mi riferisco agli assoli di chitarra. D’accordo che il genere non eccede per virtuosismi e pulizia, anzi sarebbe strano il contrario, ma una chitarra che sembra soffrire toni di staratura ( per non dire scordatura ) non può assolutamente passare inosservata. Purtroppo quest’imperfezione è presente in quasi tutte le tracce e crea anche al sottoscritto una certa inquietudine nella valutazione, in quanto scompensa un’idea ben diversa da quella fattasi poco prima di ascoltare la chitarra in solo.
Ritornando invece ai pregi dell’album, c’è da sottolineare oltre al buon gusto compositivo la grinta del quartetto che non cede mai, neanche in riff più cadenzati creando un equilibrio sempre potente e uniforme, non deludendo così, le aspettative che si immaginavano dal primo ascolto.
“The Beginning” degli H.O.S., ci rende certamente consci dell’enorme potenziale del quartetto sicuramente foriero di un giusto riconoscimento, a patto, che venga risolta quell’imperfezione tecnica con la stessa maturità dimostrata nel resto dell’album.