
Sono davvero poche le bands, che come i Samael hanno saputo apportare la giusta dose di innovazione al proprio sound, senza mai tradire le aspettative dei supporters. Sono poche anche quelle che come gli svizzeri hanno mantenuto costante la qualità sonora. In definitiva i Samael sono, ad oggi, i maggiori rappresentati del Metal svizzero. Nazione che a dispetto della poca superficie, ha offerto esempi sonori di spicco; basti pensare ai soli Coroner e Celtic Frost.
“Lux Mundi”, nuovo album della band Vorph e soci, mantiene intatte tutte le caratteristiche che hanno reso celebre l’Industrial Metal della band, ma ha un piccolo difetto di fondo, non vi è traccia alcuna di sperimentazione. A questo punto si potrebbe obiettare che vi sono tantissimi musicisti che alla sperimentazione, preferiscono la “staticità” compositiva, magari come vessillo di credibilità. La possibile obiezione è assolutamente vera, fino a quando si parla di un genere stilisticamente “chiuso” o revivalistico, ma diviene meno credibile in un genere come l’Industrial, nel quale il piglio sperimentale, dovrebbe essere un modus operandi.
Detto ciò, passiamo alla più classica analisi del lavoro in questione. Il disco è composto da dodici brani semplicemente perfetti e qualitativamente omogenei. Non vi è una caduta di stile, un passo falso o un brano che faccia da riempitivo. Il mood di fondo, al quale la band ci ha abituato, resta marziale, regale, ricco di sfaccettature orchestrali e di implosioni maestose. Che si tratti della già nota e cadenzata “Antigod”, della più moderna “The Shadow of the Sword” o della crepuscolare “Mother Night” (con tutta probabilità il brano migliore del disco), è la qualità a farla da padrone. Ma questo stesso valore qualitativo, distribuito in maniera eccellente in tutte le tracce, tende a generare il paradosso che vuole l’uniformità come qualcosa di piatto e di poco vivo. Naturalmente ciò si sarebbe potuto evitare, sperimentando maggiormente, anche se non in toto, quanto meno in due tracce. Ma ciò non accade e quindi il disco risulta austero nei confronti dell’ascoltatore; è come se le tracce fossero troppo impegnate in un narcisistico guardare unicamente a sé stesse.
Concludendo, un lavoro sulla soglia della perfezione formale che però svela una volontà che vuole evitare rischi. Limite creativo o corsa alle vendite? A voi il giudizio definitivo.