
Avere una carriera quasi ventennale e annoverare collaborazioni con 9 band differenti non sempre è garanzia di qualità. In poche parole: l' artista non è il suo palmares. Se poi si aggiungono 15 album con una delle band che ha determinato la nascita di un certo modo di fare Heavy Metal, black per la precisione. La protagonista dell' articolo è Sara Jezebel Deva, il nome della band di cui sopra potrebbe rivelarsi come un' epifania per alcuni, per coloro che non è così stiamo parlando dei Cradle of Filth.
La cantante britannica, cresciuta metallicamente sotto l'ala di Dani Filth, si presenta ad un anno dall'uscita del suo primo album solista con del nuovo materiale raccolto sotto il titolo di “The Corruption of Mercy”. Dieci brani che sembrano ripercorrere l'intera carriera musicale dell'infaticabile artista: dai Therion ai The Gathering ci sono proprio tutti, compresi i Thin Lizzy (giusto per far ricordare a qualche affezionato che ha collaborato ad un disco tributo alla band irlandese).
Quanto messo in atto da Sara non fa altro che risentire dell'oltre decennale esperienza in casa Filth, rispecchiando sia un pessimo gusto musicale sia pessimo gusto e basta (e un pizzico di incapacità compositiva).
La proposta musicale sembra esser stata messa a punto soltanto per dare piacere a coloro che si sono affezionati ai suoi coretti e contro canti nelle sue svariate collaborazioni; non c'è niente in questo disco che sembrerebbe almeno lontanamente inventato di punto in bianco. Dal primo all'ultimo minuto non vi è un singolo passaggio che sia uno che lasci intravedere almeno un pizzico di personalità (basti ascoltare la cover “Zombie” dei Cranberries).
Gothic, Black sinfonico e Symphonic Metal vengono fusi e mescolati un po' a caso, tenuti insieme da quel piglio dark/rock che sembrerebbe non far mai male.
Sarebbe inutile anche spendere tempo e parole nel fare qualche esempio più concreto attraverso un track by track, poiché questo è un disco non solo brutto dal punto di vista di quelli che possono essere i miei gusti, ma è anche oggettivamente composto in modo estremamente approssimativo e alquanto goffo.