
Parlando di southern thrash la prima immagine che viene in mente è quella del classico redneck americano, dai modi non troppo raffinati, magari in compagnia della propria moto naked, e galloni di birra mandati giù con devozione, e direi che la cosa non ci dispiace.
Spesso poi la parola southern si accosta a sentimenti di attaccamento alla propria terra e a una mentalità conservatrice, musicalmente forse si potrebbe parlare di conservazione della “specie” visto che il thrash e più in particolare il southern metal sono generi che stanno diventando forse sempre più di nicchia e a volte legati maggiormente ad una area geografica piuttosto che ad un'altra, in alcuni casi si potrebbe parlare di prodotti tipici locali.
Gli Spanking Hour con questo debutto mettono in moto e danno gas, partono decisi e aggressivi, chitarre distorte al punto giusto, ritmo incessante e la voce di un singer con vent’anni d’esperienza. Impossibile non farsi coinvolgere dalla opener “Pillow”. Il gruppo si presenta bene, il groove c’è, e le tracce sono abbastanza scorrevoli nel miscelare riffs sostenuti a momenti granitici, ma a tratti si impastano e di conseguenza risulta più difficile digerirle e mandarle giù, in alcuni punti perdono di efficacia. Forse il pezzo in questo senso meno riuscito è “Anymore”.
L’album è carico di passione ma non basta, a volte i pezzi sono poco ispirati e non riescono mai a fare la differenza, che è ciò che conta in un ambiente ormai saturo. Mi aspetto sicuramente qualcosa di buono per il futuro di questa band che sembra avere le carte in regola.