
Affacciatisi sulle scene con un omonimo Ep autoprodotto, ecco ritornare gli svedesi The Deadists. La formula non è cambiata, siamo sempre al cospetto con un mini album, ma a differenza della produzione passata, questa volta vi è, alle spalle della band, il lavoro della Slow Burn Records ed il lavoro al mastering di Goran Finnberg (Dark Tranquillity, In Flames, Opeth, M.A.N.).
Anche la miscela sonora della band non ha subito mutazioni rispetto al recente passato e si articola seguendo il filone Sludge Metal di scuola americana, quello teorizzato in prima istanza ed in forma poco composita dai Black Flag (“My War” era) e sviluppatosi seguendo i vari Melvins e Crowbar. I cinque brani che compongono “Time Without Light” (più la hidden track “Blizzard Of Nails”) sono un concentrato di quanto la scena stilistica, a cui la band si riferisce, ha di meglio offerto negli ultimi anni. Riffs fangosi ed ossessivi, ritmiche spezzate tra downtempos e dichiarazioni di prepotenza e vocals rabbiose in cui gli accenti Hardcore vengono alla luce in maniera chiara.
A quanto detto dal punto di vista strettamente sonoro, va ad aggiungersi: la messa in primo piano di un criticismo intelligente che fa propri risvolti sociali e lancinanti impeti dolorosi.Ed è in merito a ciò che nascono tracce assolutamente esemplari come: “Human Stain” (dove il rimando al groove è una costante), o come “Infinite Self”, brano aperto da arpeggi dissonanti e che poi prende a svilupparsi sulle coordinate fosche indicate dai primi Crowbar. Una citazione particolare va a “Deeper Within”, il brano più “nero” del lotto, un vera e propria riflessione sulla incontrollabilità della coscienza, dove si fa strada un piglio strumentale eclettico di rispetto assoluto.
Un lavoro ottimo, alla luce del quale non è per nulla azzardato prevedere una affermazione più ampia della band. Maturo ed intriso di un risentimento terrificante, come la precarietà, l’incertezza, l’accresciuto senso di stress.