
Le strutture alle volte semplici, e che per tale caratteristica spesso e volentieri risultano essere le più efficaci, utilizzate dagli artisti simbolo di quello che si suole chiamare Depressive Black Metal: Austere, Woods of Desolation, Mortifera, Lyrinx; non sono sempre garanzia di successo. Purtroppo per chi sia convinto che basti calcare la mano sugli ingredienti principali, quali minutaggio estremamente lungo e ciclicità delle strutture musicali per riuscire a comporre un brano convincente: si sbaglia di grosso.
Ed è proprio qui che è caduto Kältetod, artista attivo dal 2001 e militante nel black metal di stampo ambient e depressive. Nonostante negli anni abbia dimostrato di avere comunque degli ottimi spunti, tanto da far sperare ogni volta in un album della consacrazione, il musicista teutonico non è mai riuscito a sbrigliarsi dalla condizione di mediocrità in cui versa.
Le colpe, ascoltando questo Leere (album del 2005 ma arrivato in redazione soltanto adesso), sono da riscontrare nell' incapacità dell' artista di riuscire a mantenere costante l' attenzione e la tensione nei brani per tutta la loro durata.
Tolte il pregevole intro, “Wiederhall der Leere” e “Kältetod”, le rimanenti tre tracce non sortiscono alcun effetto se non quello di abbassare la qualità dell' intero disco e di gettare l' ascoltatore in uno stato di noia ad oltranza. “Von Vertrauter Vergänglichkeit”, traccia più lunga del disco, passa totalmente inosservata, seguita dalla combo “Appendix 1 e 2” che se scremate e accorciate di almeno 3 minuti l' una sarebbero sicuramente state all' altezza delle 3 d' apertura.
Il limite di Kältetod sta nel voler costantemente voler far rientrare la propria musica in degli schemi prestabiliti e troppo standard, dando alle volte la sensazione di una sostanziale mancanza di personalità che si riflette nei continui cali di tensione emotiva e di attenzione all' interno delle tracce. Però vorrei comunque spezzare una lancia in suo favore e spingervi quantomeno all' ascolto dei primi tre brani dell' album, che a mio avviso possono godere delle dovute attenzioni, e dimostrano che quando si lascia prendere dall' ispirazione (è anche il genere che un po' la richiede una sorta di impulsività compositiva) Kältetod può fare bene. Ma non si può sperare per sempre.