
Confesso di averci messo un bel po' di tempo per capire fino in fondo questo nuovo “Flammentriebe” degli austriaci Dornenreich. Lo ammetto non è stato un ascolto facile, ha messo a dura prova sia le mie povere orecchie sia le mie competenze in materia musicale.
Questa band (che ufficialmente è un duo) pur essendo uno dei pilastri delle produzioni della Prophecy Productions, e pur essendo tra le più quotate nel panorama Avant-Garde mondiale non è ancora riuscita ad evadere dal suo status di band di culto. Eppure è un vero peccato che la band che ha partorito veri e propri capolavori quali: “Her von welken Nächten”, “Durch den Traum”, “In Luft geritzt”; non sia ancora riuscita a farsi conoscere e a farsi amare da un pubblico più vasto. Ma forse questo non è propriamente un male.
Con questo nono capitolo della loro discografia, Eviga e soci, non hanno voluto rendere le cose facili un po' a tutti. Questo lo dico subito perché “Flammentriebe” non è un disco comprensibile in modo immediato se non si ha almeno una minima conoscenza della band. “Flammentriebe” è in poche parole la perfetta sintesi, e ribadisco perfetta, di tutta la loro carriera. In esso troviamo le loro radici black più sporche (Nicht Um Zu Sterben,1997), perfettamente intersecate con quegli arpeggi acustici a tinte folk, tanto acclamati in “In Luft geritzt”, e in più, tutto il loro processo di creazione avanguardista viene innalzato ad un livello qualitativo che farebbe invidia agli stessi Arcturus.
Come ho appena accennato qui, rispetto alle precedenti produzioni, si fa una leva maggiore sulla componente Avant-garde che ha caratterizzato il loro ultimo periodo compositivo, questa volta però è utilizzata in maniera meno riflessiva ma più violenta e “rapita”, rendendo sia il songwriting che il prodotto finale estremamente spigoloso, con un impatto emotivo e psicologico che ha dell'incredibile.
È a dir poco sorprendente con quanta efficacia i Dornenreich siano riusciti a rendere quasi tangibile una poetica, che fa della passione esasperata il proprio punto focale, andando quasi a braccetto con lo Sturm und Drang tedesco.
Dal primo fino all' ultimo minuto “Flammentriebe” è un disco che fa dell'ascoltatore ciò che vuole, le sue note sono come le fiamme dell'inferno: stai li a guardarle, lasciandoti sedurre, ma quando meno te lo aspetti ti ci ritrovi avvolto e senza alcuna via di scampo. Il loro calore però è piacevole, pur logorandoti, non fai nessuno sforzo per uscire dalle sue sinuose lingue: cullato dal calore del violino di Inve, mai invadente e presente sempre al momento giusto (tanto da comparire soltanto dalla terza traccia in poi), creando un atmosfera tanto sofferta quanto romantica. Ma cos'è il romanticismo senza un minimo di inquietudine?
Questo è un disco che più si appresta a finire, più cresce un tormento che si percepisce come ancestrale, atavico: il risveglio di una primigenia irrequietezza (resa in maniera efficace con quegli innesti folk acustici di cui sono maestri) . Quale, se non l' avvicinarsi della fine, può essere considerato tale?
A questo punto non resta ai Dornenreich che chiamare all'appello qualsiasi cosa rappresenti un legame terreno (“In allem Weben”), forse cercando di attirare quell' attenzione che tutti e tutto vorrebbero quando l'ora fatidica sta per scoccare, oppure per cercare di spiegare i motivi di quella decisione che hanno portato a scegliere di bruciare piuttosto che vivere. Ma ormai la consapevolezza di non aver più tempo a disposizione si palesa con il capolavoro “Erst deine Träne löscht den Brand”, traccia conclusiva di un disco che è quasi testamento spirituale, cronaca di una irrequietezza interiore tale da essere raffigurata come un fuoco: impetuoso, maestoso, nobile, che non concede indulgenze; talmente tanto potente da poter essere spento solo da un qualcosa di altrettanto carico di significato e “potere” come una lacrima.
“Flammentriebe” è un disco che rasenta la perfezione sia stilistica (ogni singolo membro da il cuore e si fa in quattro) che concettuale, un lavoro in cui si concentrano tutte le forze artistiche di cui dispongono gli austriaci, per il quale si potrebbero spendere tante parole quanto una sola: capolavoro.
Semmai fossi riuscito nel mio compito, non arrendetevi, lasciatevi avvolgere e coinvolgere da questo disco, perché una volta entrato in voi faticherà ad andare via e a lasciarvi vivere.