
Nella vita ognuno ha bisogno dei propri tempi, c'è chi ci mette due ore per decidere cosa mettere e chi va a letto vestito così fa prima. C'è chi guida a 30 all' ora e poi c'è quello dietro che vorrebbe andare a 80 ma non può perchè quello che guida a 30 avanti. C'è chi ha bisogno che le cose gliele si ripetino più di una volta e c'è chi invece afferra un concetto al volo. C'è chi, vuoi per fortuna vuoi per effettive capacità, non ha bisogno di quattro cinque album per giungere ad una maturazione stilistica e compositiva tutto sommato completa.
I Fyrnask sono una band molto atmosferic e molto black metal tedesca, una one-man band per essere più precisi e “Bluostar” è il loro primo full-lenght. Prima di adesso la band aveva pubblicato soltanto una demo nel 2008, che pur avendo un certo appeal, rimaneva ancora troppo impigliato nel passato norvegese del genere: Burzum su tutti. Ma già da quella prima release si capiva che Fyrnd sarebbe stato un artista dalle grosse potenzialità.
La musica dei Fyrnask è caratterizzata da un mood molto forte e dall' effetto psicologico devastante (per capirlo basta ascoltare l' intro “At Fornu Fari” e la successiva “Evige Stier”), la grandezza e l' imponenza del riffing e della batteria ci lasciano semplicemente a bocca aperta mentre le plumbee atmosfere evocate dai passaggi più lenti ci inghiottono silenziose. Forza, fascino e misticismo, sono questi i Fyrnask, e tracce come “At Fornu Fari” e “Ein Eld i Djupna” ne sono la più limpida dimostrazione.
Questo è un disco che va oltre la semplice atmosfera, l' obbiettivo di Fyrnd è quello di farsi plasmatore di una realtà tanto arcaica da risultare inarrivabile con il semplice intelletto. Egli affonda le mani nel più atavico paganesimo (“Eit Fjell av Jern”) , in quei riti tanto antichi e tanto sanguigni dall' essere umanamente inconcepibili; l' unico mezzo per poterne in certo senso coglierne l' essenza è quello di lasciarsi prendere dall' irrazionalità delle emozioni che è dentro di noi e veicolarle verso l' esterno con il proprio corpo, com'è giusto che sia. Ed è proprio questo che vuole essere la musica dei Fyrnask, una guida per risalire ai più ancestrali aspetti della nostra emotività, quelli che altrimenti non sapremmo di avere.
La sua musica è un' arte che si muove per dualismi in un certo senso, formando immagini egli cerca di risvegliare il lato primitivo che è in noi, non è passivo il suo Black Metal ma bensì attivo. Come un test di Rorschach egli ci mette di fronte a realtà e tempi fuori da noi, dandoci gli stimoli necessari affinchè avvenga un' epifania dell' arcaico.
Fyrnd è lo sciamano che adoperando una lingua incomprensibile ( che sembrerebbe essere un misto tra norvegese e svedese più parole a caso ) compie dei rituali di evocazione e ci porta al risveglio di quella che magari potrebbe essere la vera essenza dell' essere umano, quella che non coinvolge solo lo spirito ma anche il corpo. Uomo-natura, Io-altro.
“Bluostar” è un lavoro che carica Fyrnd di grosse responsabilità, in questo esordio ci sono tutte le premesse per potergli permettere, in futuro, di diventare un punto di riferimento come possono esserlo Leviathan o i Darkspace.
Ovviamente l' amico qui, passa questa prima prova a pieni voti.