“La classe non è acqua”, è questa una delle massime che vanno applicate ad un band come i My Dying Bride. Certo, lo scorrere del tempo ha portato via con sé un po’ di smalto votato alla personalità estrema, ma questo è dovuto anche alla larga influenza esercitata dal combo guidato da Aaron Stainthorpe.
Pionieri, insieme a pochi altri (Anathema e Paradise Lost) del movimento Death/Doom Metal, seppero rivisitare negli anni 90, gli impeti cruenti del Death plasmandoli entro architetture sonore plumbee ed imperiose. Seppero fondere romanticismo e trapasso in maniera magistrale, ed ancora oggi ci si deve genuflettere al cospetto di albums che sono vere e proprie pietre miliari del genere.
Sono passanti venti anni dal singolo (nonché prima release ufficiale) “God Is Alone”, e siccome tutto torna, anche se a volte si ripresenta attraverso una differenza modale, i My Dying Bride celebrano questi primi venti anni, dando alle stampe “Evinta”, un lavoro che si spoglia dagli spigoli formali e dona brani del passato in pura forma classica.
“Evinta”, che in realtà avrebbe potuto intitolarsi “Elegie scritte in un cimitero campestre” (prendendo spunto da Thomas Gray), è un lavoro di una intensità unica, un disco che è vera e propria apologia di tristezza. Non vi è alcun orpello di sorta, l’album è in tutto e per tutto una piccola opera classica, ed in virtù di ciò esige un ascoltatore dall’orecchio abituo a tali sonorità, pena il tedio.
Non pensate quindi di trovarvi a dover ascoltare la solita, e troppo abusata, miscela di Metal riffing e di campionamenti orchestrali. “Evinta” è un salto entro un universo impalpabile e cristallino, un universo fatto di archi, piano, narrazioni e voci da soprano. Un lungo viaggio votato a rappresentare la privazione dalla luce ed insieme ad essa, la bellezza di un sentire infinitamente malinconico.
Il disco è stato pensato e messo in essere dal già citato Aaron e da Johnny Maudling dei Bal Sagoth, e come detto in precedenza è un lavoro di musica classica a tutti gli effetti.
Se amate il buio, l’introspezione ed avete la giusta dose di coraggio per lasciare in sospeso il vostro animo, non potete assolutamente perdere questo lavoro. Perché esso, vi sta già compenetrando.