"Prendi un sorriso, regalalo a chi non l'ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole, fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente, fà bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima, posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio, mettilo nell'animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita, raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà e donala a chi non sa donare.
Scopri l'amore e fallo conoscere al mondo."
(Ghandi)
Speranza, rinascita e amicizia. Ecco cosa può accomunare un gruppo di artisti e far crescere dentro di essi le basi per un ambizioso progetto musicale. Rinascita, perché è alla mente geniale di Paolo Siani (storico batterista dei Nuova Idea, tra i migliori gruppi prog dell'epoca d'oro degli anni Settanta e tra i più sottovalutati) che si deve questa grande reunion; amicizia, perché ha trascinato con sè alcuni dei nomi più importanti di quegli anni mitici, fucina di band e artisti dalle spiccate capacità tecniche e compositive e dal piglio innovativo; speranza, perché l'intero ricavato della vendita dell'album è destinato all'ospedale pediatrico Gaslini di Genova.
Un progetto ambizioso, dicevamo, poiché non si tratta di una futile rievocazione nostalgica dei bei tempi andati (i Nuova Idea furono i più prolifici all'epoca, coi loro 3 album pubblicati, in confronto a band che sparirono dopo una sola pubblicazione), bensì un cammino studiato, le cui tappe sono scandite non solo dal susseguirsi di musiche e testi, ma anche dalle audaci sperimentazioni e fusioni di generi e stili.
L'opus si presenta, in sostanza, quasi come un concept, come vuole la tradizione e, fin dall'artwork, si mostra sontuoso ed impegnato, quasi minaccioso. Sulla copertina si delinea una scacchiera, immersa in uno scenario che odora di tempesta, mentre alcuni pezzi osservano, attoniti, il Re, spezzato al suolo ed in fiamme. Rivincita? Vendetta? Rovesciamento dei ruoli sociali?
Le parole di Mahatma Ghandi (riportate all'inizo della recensione) sono una piccola ma significativa introduzione, una finestra su un piccolo universo, grande la durata di cinquanta intensissimi minuti, un universo fatto di flauti celestiali, splendidi Hammond ed effetti elettronici degni dei fasti del passato. Wizard Intro è il prologo ufficiale in cui le corde di una chitarra elettrica si scatenano in un riff di stampo decisamente più hard-rock. Madre Africa, invece, dà inizio all'azione e, tra l'intro strumentale ed il fulcro dell'album, si posiziona senza mezzi termini, imponendosi con le sue graffianti parole (impreziosite dalla performance di un grandissimo Roberto Tiranti, New Trolls) che viaggiano insieme alla musica drammatica in ottimo pezzo (da segnalare lo stupendo solo di Mauro Pagani al flauto). Forse è proprio quest'insieme di caratteristiche che fa passare leggermente in secondo piano la dolcissima Questa Penombra è Lenta. Chimera non è il classico intermezzo, bensì una vera e propria perla dalle sfumature jazz, in cui spadroneggia l'abilità pianistica di Marco Zoccheddu.
Si giunge così al momento più alto del disco. La suite The Game ha la struttura di un pezzo classico con i suoi giochi di tema e variazioni che si alternano in quattro movimenti ad altissimo tenore, tecnico ed artistico. Piena di energia e meraviglie, è la rappresentazione del mondo incantato che il titolo dell'album anticipava ed è proprio nelle parole di Mickey's che ne assaporiamo l'onirico retrogusto:
Elfi, donzelle, cavalli
e un fachiro.
Gira la giostra, più corto il respiro...
Cluster Bombs è sicuramente la più caustica. I nostri ci riportano, bruscamente, dall'immaginifico alla triste, cruda realtà; una realtà fatta di morte, in cui sono solo i più deboli a pagare e soffrire. In un abile susseguirsi di opposti, le prodezze vocali di Tiranti e la durezza del testo sono, con This Open Show, sostituite nuovamente da suoni delicati. Come degli attori che si inchinano al pubblico, gli artisti ringraziano e aprono le porte a C'era una volta, l'epilogo perfetto.
Intenso, profondo e sanguigno, il disco non è destinato esclusivamente ai soli palati assuefatti al genere ma, per le sue variegate influenze e per lo spessore dei musicisti che vi hanno collaborato, è un autentico gioiello tra la nostrana produzione rock degli ultimi anni.